venerdì 13 marzo 2015

Quali e quante opere d’arte saranno presenti all'EXPO 2015?


L’arte al tempo di Expo.
Parla Rossella Vodret
ex Soprintendente della Regione Lazio e ora impegnata nella supervisione del percorso artistico del Padiglione Italia

Quali e quante opere d’arte saranno presenti?

Sono cinque, verranno collocate all’interno di Palazzo Italia, centro del Padiglione nazionale, lungo un percorso ideato dal responsabile del concept, Marco Balich. Le opere, selezionate in accordo col commissario generale di sezione Diana Bracco, sono la Ebe di Antonio Canova, concessa in prestito dai Musei Civici di Forlì , la Vucciria di Renato Guttuso, di proprietà dell’Università di Palermo, e tre tesori dell’archeologia, testimonianza della grande stagione dell’arte classica. Precisamente, due sculture di Demetra, provenienti dagli Uffizi e dai Musei Vaticani, e un sostegno di mensa, in marmo dipinto, risalente al IV secolo a.C. Opera, questa, fortemente voluta non solo per il suo indiscutibile valore storico e artistico.

Il trapezophoros, questo il nome dell’opera, è il simbolo di una delle attività di eccellenza del nostro Paese: quella del recupero dei capolavori dell’arte e dei reperti archeologici trafugati, svolta dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico. Trafugato negli Anni Settanta durante gli scavi nell’area archeologica di Ascoli Satriano, in Puglia, il sostegno di mensa raffigurante due grifi che mangiano una cerva è stato restituito nel 2007 dal Paul Getty Museum di Los Angeles in seguito alle indagini avviate dall’Arma. Anche questa operazione rappresenta per noi un’eccellenza della rete informatica creatasi in Italia in questi anni.
In generale, questi cinque elementi sono opere selezionate per la loro attinenza con la fertilità, con la potenza della nostra terra, capolavori che verranno messi in risalto con l’allestimento e custoditi da teche blindatissime, climatizzate. Si ritiene che saranno visitati da quasi venti milioni di persone.

I MARMI POLICROMI DI ASCOLI SATRIANO

Provenienti dal territorio dell’antica Ausculum, l’odierna Ascoli Satriano in provincia di Foggia, l’eccezionalità di questa serie di manufatti ha più ragioni: l’alta qualità del marmo, quello cristallino e trasparente scavato in galleria nell’isola di Paro che i Greci riservavano ai capolavori della scultura; la presenza della decorazione pittorica, così rara nei marmi giunti sino a noi e, soprattutto, la storia del ritrovamento di questi pezzi.

Nel maggio del 2006 il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale rintracciò un gruppo di oggetti nei locali del Museo Civico di Foggia e, quindi, lo trasferì a Roma a disposizione della Magistratura, nel quadro del procedimento penale relativo al commercio internazionale clandestino di reperti di scavo.

L’interesse degli investigatori era stato sollecitato dal fatto che, nel corso di indagini sviluppatesi durante gli anni precedenti, un cittadino italiano aveva ammesso di essere stato a suo tempo partecipe di un fruttuosissimo scavo clandestino svoltosi nel territorio dell’antica Ausculum, l’odierna Ascoli Satriano, nel quale era stato ritrovato sia un gruppo raffigurante due Grifi che dilaniano un cerbiatto, venduto poi ad un museo americano, sia una serie di altri oggetti, sequestrati invece dalla Guardia di Finanza di Foggia.

Di qui, dapprima la ripresa del fascicolo processuale aperto nel 1978 a carico del responsabile e, poco dopo, la vera e propria riscoperta dei marmi, prelevati dagli stessi militari dell’Arma il 5 maggio e depositati infine, per gli indispensabili interventi conservativi, presso il laboratorio di restauro romano della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. La conferma dello straordinario interesse dei pezzi rimasti a Foggia e la palese corrispondenza fra la descrizione di ciò che era stato invece trafugato e venduto e quanto era conservato sulle coste occidentali degli Stati Uniti spingeva infine ad organizzare un sopralluogo nelle campagne di Ascoli Satriano.

Due tra i pezzi più eccezionali, il sostegno di mensa decorato con Grifi e il podanipter (grande bacino con supporto), furono acquistati dal J.-P. Getty Museum di Malibu che li ha restituiti all’Italia nel 2007.

Le indagini condotte dopo la restituzione hanno permesso, quindi, di ricollegare tutti i pezzi, in totale undici più o meno completi, facendone ipotizzare un’unica provenienza da un contesto funerario daunio della seconda metà del IV secolo a.C.: questi elementi marmorei sono infatti accomunati sia dalla particolare tecnica di lavorazione, la tornitura, sia dalla presenza della decorazione policroma; le analisi di laboratorio hanno poi confermato la pressoché medesima varietà di marmo, proveniente dalle cave greche più prestigiose. Tutti i manufatti sembrano rappresentare una versione particolarmente monumentale e finora del tutto sconosciuta di un ‘servizio’ funebre le cui forme richiamano molto da vicino la raffinata ceramica italiota di IV secolo a.C. ed esemplari in bronzo. In particolare, il grande cratere marmoreo non solo conserva tracce di policromia, ma anche l’impronta in negativo di una decorazione in oro che è stata riconosciuta come un motivo vegetale a foglie d’edera; il supporto da mensa è unico nel suo genere e la sua iconografia – due Grifi che uccidono un cervide – si rifa sicuramente a modelli orientali. Infine, il podanipter, tipico bacile per uso cerimoniale, mostra ancora al suo interno la splendida scena del trasporto delle armi di Achille da parte delle Nereidi che cavalcano mostri marini: un’iconografia coerente con la sua destinazione d’uso. Proprio il podanipter presenta interessanti elementi di affinità, per forme e cromia, con le pitture del Sarcofago delle Amazzoni, uno dei più alti esempi della pittura magno-greca del IV secolo a.C.

Tutto ciò a testimoniare la qualità dei manufatti che componevano questo complesso funebre, destinato con tutta probabilità a un membro dell’élite daunia.

(Testo tratto dal comunicato stampa del MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI - DIREZIONE GENERALE PER LE ANTICHITÀ - SOPRINTENDENZA SPECIALE PER I BENI ARCHEOLOGICI DI ROMA in occasione della mostra IL SEGRETO DI MARMO. I MARMI POLICROMI DI ASCOLI SATRIANO, svoltasi a Roma presso Palazzo Massimo dal 16 dicembre 2009 al 23 maggio 2010)